lucid.page Sovversione ideologica: il ritorno di una parola della Guerra fredda, tra minaccia reale e fantasma
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# Sovversione ideologica: il ritorno di una parola della Guerra fredda, tra minaccia reale e fantasma

Sovversione ideologica: il ritorno di una parola della Guerra fredda, tra minaccia reale e fantasma

Contents

Un video del 1984, milioni di visualizzazioni, una parola che credevamo chiusa nel museo della Guerra fredda: la «sovversione ideologica» è tornata nei nostri feed. Indica al tempo stesso operazioni molto reali, documentate dai servizi dello Stato e dai ricercatori, e un fantasma comodo per accusare qualunque avversario. Questa serie di cinquanta articoli vuole tenere insieme i due capi: prendere sul serio la minaccia senza cedere alla paranoia.

Di Paul-Michel Manandise · 16 ottobre 2026 · CEAS Editorial Cell

Tradotto dal francese. Pubblicato originariamente su CEAS: https://www.ceas.info/publication/subversion-ideologique-retour-mot-guerre-froide

# Constatazioni chiave

# Un video che non muore

Nel 1984, davanti alla telecamera del saggista americano G. Edward Griffin, Yuri Bezmenov, ex giornalista dell’agenzia sovietica Novosti passato all’Occidente nel 1970, spiega che lo spionaggio è solo una piccola parte del lavoro del KGB. Secondo lui, «solo il 15% circa del tempo, del denaro e del personale» sarebbe dedicato all’intelligence propriamente detta; «il restante 85%» riguarderebbe «un processo lento» che egli chiama «sovversione ideologica», «misure attive» o «guerra psicologica» (traduzione dell’autore, dalla trascrizione dell’intervista).

Lo scopo, dice, è «cambiare la percezione della realtà» di una popolazione al punto che, nonostante l’abbondanza di informazioni, nessuno sia più «in grado di giungere a conclusioni sensate» per difendere i propri interessi. Poi illustra il suo famoso modello in quattro fasi: demoralizzazione, destabilizzazione, crisi, normalizzazione.

Lo scopo, dice, è «cambiare la percezione della realtà» di una popolazione al punto che, nonostante l’abbondanza di informazioni, nessuno sia più «in grado di giungere a conclusioni sensate» per difendere i propri interessi.

Quarant’anni dopo, questi estratti girano a ciclo continuo su YouTube, TikTok e X. Come ha raccontato il giornalista Jorge Barrera in una lunga inchiesta di CBC News nel 2022, sono stati ripresi nel trailer del videogioco Call of Duty nel 2020, usati dal New York Times in una serie sulle radici delle «fake news», poi riciclati per presentare i lockdown e gli obblighi vaccinali legati al Covid-19 come segni di una presa di potere autoritaria. Lo stesso documento serve dunque usi opposti. È la prima ragione per soffermarvisi.

# La giungla delle parole

La seconda ragione riguarda il lessico. Si parla indifferentemente di propaganda, disinformazione, fake news, guerra ibrida, influenza o sovversione. Queste parole non dicono la stessa cosa, e la loro confusione avvantaggia soprattutto chi manipola.

Il rapporto Les manipulations de l’information, pubblicato nel 2018 dal Centro di analisi, previsione e strategia (CAPS) del ministero degli Esteri francese e dall’Istituto di ricerca strategica dell’École militaire (IRSEM), segnala fin dall’inizio questa «evidente confusione terminologica». Osserva che è grazie a essa che alcuni possono paragonare RT alla BBC o a France 24, o minimizzare il problema spiegando che «tutto è propaganda». Gli autori scartano così diverse nozioni ritenute troppo vaghe o troppo militarizzate («guerra dell’informazione», «guerra ibrida») e adottano quella di manipolazione dell’informazione, definita come «la diffusione intenzionale e massiccia di notizie false o distorte a fini politici ostili».

Distinguiamo, per il seguito di questa serie:

È proprio perché la sovversione è la nozione più onnicomprensiva che è la più facile da strumentalizzare. In un articolo pubblicato nel Club de Mediapart il 19 marzo 2026, «L’alba della guerra invisibile», ne ricordavo l’etimologia: il latino subvertere, «rovesciare dal basso». La parola dice bene ciò che designa: non un assalto frontale, ma un lavoro di logoramento che sfrutta dall’interno le crepe di una società.

# Che cosa prevede il diritto francese

La Francia ha scelto una definizione stretta e operativa. Il decreto n. 2021-922 del 13 luglio 2021, che istituisce il servizio di vigilanza e protezione contro le ingerenze digitali straniere (Viginum), collocato presso il Segretariato generale della difesa e della sicurezza nazionale (SGDSN), prende di mira operazioni che riuniscono più condizioni: coinvolgere, «in modo diretto o indiretto, uno Stato straniero o un’entità non statale straniera»; mirare alla «diffusione artificiale o automatizzata, massiccia e deliberata» di contenuti online; riguardare «affermazioni o imputazioni di fatti manifestamente inesatte o ingannevoli»; essere «tali da ledere gli interessi fondamentali della Nazione».

Questa griglia ha un pregio: non prende di mira opinioni, anche radicali, ma comportamenti (l’origine straniera, il coordinamento artificiale, la falsità manifesta). Un militante francese che critica violentemente il governo non rientra in questo quadro. Una rete di falsi account pilotata dall’estero che imita il sito di Le Monde per diffondere falsi articoli, sì. Lo stesso decreto istituisce peraltro un comitato etico e scientifico incaricato di seguire l’attività del servizio, segno che il legislatore era consapevole del rischio di derive.

# Due trappole simmetriche

La prima trappola è l’ingenuità. Le operazioni di manipolazione provenienti dall’estero non sono un’invenzione di qualche esperto a caccia di fondi. Gli archivi della Guerra fredda, che esploreremo, documentano campagne sovietiche molto reali, come quella che negli anni Ottanta attribuì l’origine dell’AIDS al Pentagono. Dal 2023 Viginum ha pubblicato rapporti dettagliati su dispositivi russi diretti contro la Francia, tra cui la campagna RRN, che usurpava l’identità grafica di quotidiani francesi. Per un lettore che conosce l’Ucraina dall’interno, questi meccanismi non hanno nulla di astratto: accompagnano la guerra fin dal 2014.

La seconda trappola è la paranoia. Vedere la mano di Mosca dietro ogni rabbia sociale, ogni movimento studentesco o ogni voto di protesta significa negare che i cittadini abbiano ragioni proprie per essere scontenti. Il rapporto CAPS/IRSEM mette in guardia contro un «effetto indiretto» delle manipolazioni: generare nei governanti una «tentazione liberticida», cioè spingerli ad adottare misure contrarie ai loro stessi valori democratici, il che approfondisce ancora di più le divisioni. Lo storico e specialista della Russia Mark Galeotti fa un’osservazione simile: è diventato molto facile vedere la mano del Cremlino dietro ogni rovescio, il che attribuisce a Vladimir Putin più influenza di quanta ne abbia realmente. E Galeotti aggiunge che forse è proprio questa «la più grande misura attiva di tutte».

# Che cosa propone questa serie

Questa serie procederà in otto tappe: il modello Bezmenov e il suo autore; gli archivi sovietici; la Russia di Putin; l’Ucraina come primo fronte; la Francia e l’Europa prese di mira, a partire dai rapporti di Viginum e dai lavori di EU DisinfoLab o EUvsDisinfo; le critiche al concetto e i suoi usi complottisti; le grandi teorie della propaganda, da Bernays a Ellul; infine, gli strumenti della resilienza democratica.

Questa serie prolunga anche gli articoli che ho pubblicato nel Club de Mediapart dall’autunno 2025 con il titolo «La guerra invisibile». Vi difendevo quella che ho chiamato una «Contro-Arte della Guerra»: formare i cittadini, fin dalla scuola, all’«igiene informativa»; non limitarsi a smentire la propaganda, ma «mappare» le sue reti di finanziamento, le sue fabbriche di troll e i suoi ripetitori locali per esporli alla giustizia e all’opinione pubblica; e rispondere alla manipolazione «non con la brutalità sterile della censura», ma con la chiarezza dei fatti. Questa esigenza vale anche per noi stessi: impone di sottoporre i nostri modelli, compreso il mio, alla stessa critica di quelli altrui.

Il nostro metodo sarà semplice: distinguere ciò che è provato, ciò che è plausibile e ciò che è soltanto affermato. Citare le fonti, tutte verificabili. Segnalare i limiti, compresi quelli dei servizi che combattono la disinformazione. Perché una democrazia che si difende dalla manipolazione manipolando a sua volta avrebbe già perso.

# Limiti e incertezze

Il modello di Bezmenov (ripartizione 15% / 85%, quattro fasi) si basa sulla testimonianza di un disertore; questo articolo lo presenta senza valutarlo, poiché il suo esame critico è previsto nel seguito della serie.
La citazione di Bezmenov è una traduzione dell’autore, basata sulla trascrizione dell’intervista.
Questo articolo di apertura pone un quadro e annuncia sviluppi; non analizza in dettaglio le campagne citate (INFEKTION, RRN).
La definizione francese di Viginum è volutamente stretta e non copre l’insieme dei fenomeni d’influenza.
Anche i rapporti dei servizi che combattono la disinformazione hanno dei limiti, che la serie si impegna a segnalare.

# Nota metodologica

Analisi basata esclusivamente su fonti aperte e verificabili: trascrizione dell’intervista del 1984, inchiesta giornalistica (CBC News, 2022), rapporto CAPS/IRSEM (2018), decreto n. 2021-922 pubblicato su Légifrance, rapporto tecnico di Viginum su RRN (2023), lavori di Mark Galeotti (Marshall Center, 2019) e di Thomas Boghardt (Studies in Intelligence, 2009). La citazione di Bezmenov è tradotta dall’autore dalla trascrizione dell’intervista. Il metodo distingue ciò che è provato, ciò che è plausibile e ciò che è soltanto affermato, e sottopone i modelli dell’autore alla stessa critica di quelli altrui. Primo articolo di una serie dedicata alla sovversione ideologica.

# Fonti e riferimenti

  1. Yuri Bezmenov – G. Edward Griffin, interview (1984), transcript: https://www.fisheaters.com/srpdf/bezmenovinterview.pdf
  2. Jorge Barrera, “Chaos agent”, CBC News, 05.02.2022: https://www.cbc.ca/newsinteractives/features/yuri-bezmenov-soviet-defector-canada
  3. J.-B. Jeangène Vilmer, A. Escorcia, M. Guillaume, J. Herrera, Les manipulations de l’information : un défi pour nos démocraties, CAPS/IRSEM, 2018: https://www.irsem.fr/storage/file_manager_files/2025/03/les-manipulations-de-l-information.pdf
  4. Décret n° 2021-922 du 13 juillet 2021 (Viginum), Légifrance: https://www.legifrance.gouv.fr/jorf/id/JORFTEXT000043788361
  5. Viginum, RRN : une campagne numérique de manipulation de l’information complexe et persistante, 19.06.2023: https://www.sgdsn.gouv.fr/files/files/Publications/20230619_NP_VIGINUM_RAPPORT-CAMPAGNE-RRN_VF.pdf
  6. Mark Galeotti, “Active Measures: Russia’s Covert Geopolitical Operations”, Marshall Center Security Insight, no. 31, 06.2019: https://www.marshallcenter.org/en/publications/security-insights/active-measures-russias-covert-geopolitical-operations-0
  7. Thomas Boghardt, “Operation INFEKTION”, Studies in Intelligence, 53/4, 2009: https://www.cia.gov/resources/csi/static/1-Operation_INFEKTION_Soviet_Bloc_AIDS_Disinformation_Campaign.pdf
  8. Paul-Michel Manandise, « 1. L’aube de la guerre invisible », Club de Mediapart, 19.03.2026: https://blogs.mediapart.fr/1759733/blog/190326/1l-aube-de-la-guerre-invisible-par-le-colonel-paul-michel-manandise

Paul-Michel Manandise – CEAS, Centre Européen d’Analyse Stratégique – ceas.info

Articolo originale: https://www.ceas.info/publication/subversion-ideologique-retour-mot-guerre-froide

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